il comune chiede i danni alle "manine rosse"

 

Mentre Palafrizzoni annuncia che si costituirà parte civile nel processo che vede imputati i tre autori delle manine rosse apparse due anni fa, compare un altro strano simbolo: una bimba che getta nel cestino una svastica. La giunta dà il via libera al restyling di via S.Bernardino.

Il Comune di Bergamo si costituirà parte civile nel processo che vede imputati i tre autori responsabili delle manine rosse apparse in ogni angolo della città circa due anni fa (a destra, la rivendicazione, ndr). Intanto spunta un altro simbolo sui muri cittadini: una bambina che getta una svastica nel cestino.
Le manine rosse - I tre writers tennero in scacco la polizia locale per un paio mesi fino a metà giugno 2006 quando alcuni residenti di via Madonna della Neve segnalarono i tre giovani, una ragazza e due ragazzi, mentre erano intenti a imbrattare i muri della sede dell' Italcementi tracciando le loro mani rosse. "Noi ci costituiremo parte civile perché furono imbrattati anche edifici pubblici - spiega il sindaco Roberto Bruni - Ovviamente non andiamo al processo con l'intento di avere un risarcimento, ma a scopo preventivo contro altri gesti di questo genere".

(www.bergamonews.it)

muri imbrattati, fioccano le querele

 
«Mani rosse»: decine di denunce per i risarcimenti. Anche Palafrizzoni ricorrerà alle vie legali
La polizia municipale: le telecamere non bastano, spesso i vandali agiscono a volto coperto
 
Sul tavolo della Questura di querele ce ne sono già parecchie. «Alcune decine», confermano da via Noli. Tutta gente che non appena si è trovata coi muri imbrattati dalle ormai note «mani rosse» si è rivolta alle forze dell'ordine per denunciare l'accaduto e chiedere un'eventuale risarcimento dei danni ai responsabili. E anche se l'iter giudiziario è ancora agli inizi, i tre giovani (vicini all'area anarchica) colti in flagrante in via Madonna della Neve la scorsa settimana e denunciati a piede libero, hanno di che preoccuparsi perché il conto alla fine potrebbe essere davvero salato. Il reato contestato è quello di imbrattamento, punibile con una multa. Oltre ai privati, anche Palafrizzoni ricorrerà alle vie legali, è quasi certo: «L'intenzione è proprio questa, – conferma il sindaco Roberto Bruni – tra gli edifici presi di mira ce ne sono anche di proprietà del Comune, senza contare i cartelli stradali che sono risultati tra i bersagli preferiti». Chissà che non serva di lezione a quanti con frequenza sempre maggiore si divertono a sfregiare, a colpi di vernice spray, l'intera città, compresa la sua parte più delicata e preziosa: Bergamo alta. Se fino a qualche tempo fa, infatti, il centro storico-monumentale era risparmiato dai cosiddetti «writers», sulla scorta di un tacito «codice deontologico», ora i segni di vandalismo sui muri non mancano nemmeno quì. Offese che deturpano il delicato equilibrio cromatico del colle, senza il minimo rispetto per le sue antichissime testimonianze. Se ne trovano un po' ovunque e di tutti i tipi. Di taglio politico (dal «Vogliamo tutto» di Porta Sant'Agostino alla «Pazzia di re Silvio» lungo il viale delle Mura, al «Berlusconi sa di tappo» in via San Giacomo), in stile esoterico (come la stella con i tre 6 di Porta San Giacomo), fin o agli scarabocchi più incomprensibili concentrati soprattutto tra il lavatoio e piazza Angelini. È qui, e in quell'abituale luogo di bivacco in cui da anni sono stati trasformati i portici di Palazzo della Ragione, che troviamo gli esempi più numerosi di questo genere di vandalismo. Scritte, apparentemente senza senso, decine di firme con pennarelli indelebili e bombolette spray, un gigantesco «crash» che ti chiedi cosa diavolo significhi scarabocchiato lì sulla vecchissima pietra del lavatoio. Non è stata risparmiata nemmeno Santa Maria Maggiore: una grande «A» cerchiata campeggia infatti sul retro, mentre il lato verso l'Ateneo è sfregiato da una falce con martello. «Roba da matti – commenta un residente –, un tempo nessuno si sarebbe mai permesso una cosa del genere. E il problema è che una volta ripuliti, bastano pochi giorni perché le scritte ricompaiano nello stesso punto in cui erano state cancellate. Sicuramente è anche la conseguenza dell'intensa frequentazione notturna di Città Alta dove, dopo una certa ora, non mancano quanti hanno bevuto qualche bicchiere di troppo o chi in maniera premeditata intende compiere qualche vandalismo». Non a caso, in vista dell'estate, il Comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico ha predisposto una maggiore presenza delle forze dell'ordine negli orari più a rischio. Resta comunque difficile controllare l'intero centro storico. «Purtroppo – sottolinea il comandate della polizia municipale Massimo Chizzolini – quella del controllo su certi episodi è davvero una battaglia difficilissima: in centro ci sono le telecamere e qualche risultato è arrivato. Il fatto è che molte volte quanti decidono di imbrattare i muri lo fanno a volto coperto e quindi il riconoscimento è anche molto difficile. In Città Alta il fenomeno si ripresenta a ondate e qui, considerata la conformazione urbanistica, è ancora più difficile intervenire. La prevenzione resta uno degli strumenti migliori. Bisogna cercare di mantenere, anche con il contributo dei privati, il decoro delle zone più colpite, segnalando con forza i rischi che si corrono commettendo certi reati». I tre delle «mani rosse» dovranno quindi vedersela con una contestazione per imbrattamento. Siamo ancora alle fasi preliminari: tra la denuncia a piede libero e l'eventuale processo potrebbero trascorrere anche dodici mesi.
 
(L'Eco di Bergamo)

«mani rosse», i cittadini ora chiedono i danni

 
Non si contano in città le impronte rosse lasciate su muri, saracinesche di negozi e cartelli stradali dagli imbrattatori che nei giorni scorsi sono stati colti sul fatto in via Madonna della Neve. Così come non si contano le querele presentate in Questura, cui faranno seguito richieste di risarcimento, da parte dei tanti cittadini le cui proprietà sono state danneggiate con le ormai celebri «mani rosse». Oltre ai privati, anche Palazzo Frizzoni ricorrerà alle vie legali. Il sindaco Roberto Bruni conferma: «Tra gli edifici presi di mira ce ne sono anche di proprietà del Comune, senza contare i cartelli stradali risultati tra i bersagli preferiti». Città Alta si conferma una delle zone maggiormente prese di mira dai vandali; anche per questo in vista dell'estate sono stati predisposti più controlli da parte delle forze dell'ordine. Il comandante della Polizia municipale fa notare: «Le telecamere non bastano a fermare i vandali che spesso agiscono a volto coperto. La strada da seguire è la prevenzione». Intanto i tre fermati e denunciati a piede libero dovranno rispondere di imbrattamento.
 
(www.ecodibergamo.it)